Termosifoni e termoconvettori elettrici: caratteristiche e differenze

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Già ai primi di ottobre scatta l’ora del riscaldamento nei condomini e negli uffici, quando l’autunno inizia a farsi sentire con i primi freddi e l’umidità. I sistemi di riscaldamento possono variare fra moderni o antiquati a seconda della struttura, ma efficienza e sostenibilità sono le due qualità principali da tenere sotto controllo, con regolare controllo per una messa in funzione priva di sorprese. I principali in uso però sono due: termosifoni o termoconvettori.

Sistemi a confronto

Un termoconvettore consta di un impianto termico che sfrutta la convezione per il funzionamento, ossia un movimento proprio delle particelle dei liquidi e dei gas: in parole povere, producono calore che si irradia verso l’ambiente esterno, riscaldandolo a poco a poco tramite spostamento del flusso di aria. Possono essere generalmente di tre tipi, a gas, ad acqua ed elettrici. Quelli ad acqua, sebbene presentino sistemi per evitare il congelamento del liquido, non sono troppo dissimili da un termosifone, mentre quelli elettrici sono decisamente più semplici da installare data la loro adattabilità ad ogni tipo di parete. Le versioni portatili sono piccole e maneggevoli, e possono riscaldare locali pari anche a sessanta metri quadri. Non necessitano infatti di alcun tipo di intervento, come è possibile appurare consultando le tipologie più economiche su Migliorutensile.it .

Tra i termosifoni la variante elettrica ad olio si sta diffondendo sempre di più, sia la tipologia classica a parete sia quella mobile, su ruote. L’olio viene riscaldato da una resistenza elettrica e circola all’interno del dispositivo cedendo calore all’aria esterna. Poiché il liquido non viene usato come combustibile e non si consuma, non c’è bisogno di sostituzioni periodiche. Il sistema è sicuro e non produce rumore. Si tratta però di una scelta più adatta a locali piccoli, soprattutto la versione portatile.

Installazione e utilizzo

Per installare un termoconvettore elettrico tutto ciò che occorre è una presa di corrente a cui collegarlo. La potenza standard arriva a 2000 W, e la maggior parte dei dispositivi è dotata di timer per impostare i momenti del giorno in cui è necessario che entri in funzione. Sono apparecchi che scaldano molto rapidamente l’ambiente dunque non è necessario che siano sempre accesi. La potenza può essere regolata su più livelli: un esempio è il modello Kenya Wintem, con 3 impostazioni di intensità tra cui scegliere. Non superano di solito i 4 kg di peso risultando facili anche da trasportare

Per quanto riguarda i termosifoni, la potenza media è generalmente più bassa, intorno ai 1000-1500 W, ma necessitano di alcuni interventi tecnici per essere installati se si sceglie un modello a parete. I dispositivi portatili essendo dotati di cavo  invece non lo richiedono; sono in media più pesanti dei termoconvettori data la struttura più robusta in alluminio ma il loro trasporto è facilitato da una maniglia laterale e dal montaggio su ruote. Molti modelli includono la funzione di controllo a distanza dell’accensione tramite telecomando a infrarossi.

Manutenzione

Circa due volte all’anno è consigliata una pulizia del termoconvettore a causa della polvere che si accumula all’interno, operazione da effettuare una volta scollegato il dispositivo; più pulite saranno le griglie, minore sarà la possibilità di prolificazione di batteri sulla sua superficie.

Un discorso analogo vale anche per i termosifoni dato che la polvere che vi si deposita viene poi risospesa con lo spostamento dell’aria calda, finendo per farla respirare a chi si trova nel locale. Soprattutto a chi ha problemi legati ad allergie si consiglia di pulire spesso il termosifone, tanto più che il velo di sporco in alcuni casi può ridurre le prestazioni dell’apparecchio.

Sia termosifoni che termoconvettori tendono a seccare l’aria, quindi nei casi in cui non sia già incluso conviene procurarsi un umidificatore.