Part-time ciclico: in che cosa consiste e cosa prevede la normativa?

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Il lavoro in Italia, come anche nel resto del mondo, viene regolato da migliaia di contratti. Molti non li conosciamo nemmeno perché essi sono usati per alcuni settori economici.

Ogni lavoratore deve richiedere una qualche forma di contratto per avere i contributi versati, ma anche per avere un aiuto medico in caso di incidenti.

Oggi esistono:

  • Contratti a tempo indeterminati
  • Contratti a tempo determinato
  • Temporanei
  • A ore
  • Ad evento
  • In giorni festivi
  • Part-time
  • Part-time ciclico

Quest’ultimo è realmente poco conosciuto, ma più usato di quanto si creda. Le forme di contratti part-time si dividono in 20 ore a settimana, in 25 ore a settimana o 30 ore a settimana. Questo ci permette di avere un chiarimento anche su quali sono effettivamente i diritti di un lavoratore.

Praticamente esso sa che, in una settimana, deve eseguire un “TOT” di ore. Se il datore ne richiede di più, allora si parla di straordinario.

Tuttavia, qualche anno fa, è nato il contratto part-time ciclico, che è stato altamente discusso dai sindacati, perché? Perché esso non richiede delle ore “settimanali”, ma obbliga a lavorare con delle ore annuali.

Cosa ci dice la legge?

La legge ha cercato di essere più esplicativa possibile, per quale motivo? Ebbene, nel 2017, quando è nato il contratto part-time ciclico, molti titolari ne hanno approfittato. I lavoratori erano quasi costretti a lavorare nel fine settimana, con domeniche comprese, senza che esse fossero classificate straordinarie.

Oggi c’è una “regolamentazione” diversa. Le ore sono annuali, questo è rimasto, ma devono venire dilazionate nei giorni della settimana. Non si possono richiedere in fascia notturna o nei giorni festivi perché, in questi casi, si parla di straordinario e come tali devono venire pagate.

Per venire incontro alle richieste dei titolari, si ha una maggiore variazione delle ore. Alcune settimane un dipendente potrebbe essere costretto a lavorare 8 ore al giorno e, altre volte, invece solo 2. Alla fine si deve comunque rapportare al contratto delle ore annuali.

I contributi del part-time ciclico, sono versati ad anno

Una forte incomprensione che riguarda il contratto part-time ciclico è il versamento dei contributi. Anche in questo caso si è avuta una diversa richiesta, da parte della legge e dei sindacati.

I contributi sono versati a fine anno e non ogni mese.

Per il calcolo previdenziale si ha un’ennesima variazione. Nonostante non si lavora per esigenze lavorative, perché il dipendente deve essere sempre disponibile, si ha un calcolo che avviene solo sulle ore lavorate. Sembra complesso, ma è molto semplice.

Il titolare richiede che noi siamo liberi perché esso ha bisogno, in base al ciclo produttivo, di un dipendente che intervenga quando viene chiamato. Ciò nonostante se lavora solo un tot di ore all’anno, i calcoli previdenziali richiedono che siano calcolate solo le ore lavorate. Questo va a discapito del lavoratore, ma se si accetta il contratto part-time ciclico, queste sono le regole.

Un contratto non molto conosciuto

In Italia, fino all’anno scorso, il contratto part-time ciclico non era molto conosciuto, se non dalle aziende con molto personale.

Oggi sta diventando molto usato ed è per questo che gli stessi sindacati e avvocati, si stanno battendo per i diritti dei dipendenti. Attualmente non sono state apportate delle modifiche, ma per fine 2020 ci dovrebbero essere delle variazioni.